“Non è tutto oro quel che luccica.”
La mia storia
Mi chiamo Mariacristina Margherita Savoldi d’Urcei Bellavitis, ma per molti sono semplicemente Cri.
Ho studiato gemmologia a New York e in seguito commerciato in pietre preziose, lavorato per Versace, a Tripoli sono stata assistente personale di Saadi Gheddafi e in Mongolia e Siberia ho studiato sciamanesimo.
Credo dì esser saltata su ogni treno mi sia passato accanto, nonostante fossi conscia alcuni si sarebbero schiantati ma altri, invece, mi hanno portato lontano, permettendomi di vivere esperienze fuori dall’ordinario.
Amo lo sport e ho un atteggiamento curioso ed aperto ad ogni genere di esperienza culturale.
Ho viaggiato per gran parte dei miei anni, forse ricalcando le orme di mio padre che sviluppava grandi progetti edili in Sud America e altri continenti.
Due matrimoni sbagliati mi hanno reso più riflessiva e meno irruente senza tuttavia diminuire la mia voglia di conoscere e sperimentare.
I miei libri
Prefazione di Nicolai Lilin
Descrizione
Una famiglia aristocratica con un antenato Papa, uno stabile di lusso, gli sfarzi residui di una nobiltà decaduta, un nonno e un nipote a capo di una vera e propria organizzazione criminale. La solitaria e inascoltata lotta femminista di una donna apparentemente privilegiata a una cultura violenta e maschilista che la vorrebbe vittima silenziosa. È in questo scenario che la contessa Maria Cristina Savoldi d’Urcei Bellavitis è cresciuta fin dalla morte di suo padre, quando aveva soltanto dodici anni. La sua ribellione è sempre stata vista come qualcosa da estirpare con violenza e la splendida casa famigliare nel centro di Milano è, per lei, una pericolosa gabbia dorata. Ora Cristina si trova a un bivio: decidere se continuare a combattere, dopo decine di denunce cadute nel nulla, o arrendersi all’inevitabile salto nel vuoto. La resa o la lotta all’ultimo sangue?
Descrizione
Anche gli atleti meditano… seppur “di corsa” è un saggio sul senso del correre, sul rapporto tra corpo e mente, sul superamento del limite, nello sport come nella vita. Nello sport e nella meditazione, c’è un momento in cui il corpo si trova in armonia con la mente. Si tratta di uno stato di semi-alterazione della coscienza nel quale le percezioni si dilatano, le sinapsi si allungano, i sensi sono rivolti verso l’interno. La vista è vacua ma vede tutto ciò che è l’essere, il sé. Uno stato di semi-trance che consente di vincere la fatica fisica. Attraverso la meditazione la mente trova quiete, il respiro si sospende, il corpo trascende. La mente è lo strumento che consente di superare ogni limite, di conseguire ogni obiettivo. Non importa quali siano le condizioni di partenza. Questo libro nasce per amore del correre. Scritto da chi ha cominciato a correre per amore e, correndo, si è accorta di aver trovato molto altro. Correndo con se stessa e per se stessa Maria Cristina ha trovato il sé. Così come, anche se con percorsi e modalità differenti, Andrea e Selene.
Descrizione
Un racconto sul malessere degli adolescenti che si affacciano all’età matura, sull’insaziabile ricerca di emozioni forti, chiamata “sballo”, attraverso giochi e rituali assurdi, fino alla privazione del cibo per apparire “scomparendo”.
Conseguenze spesso tragiche dell’assenza di un equilibrio interiore.
Quattro storie estreme che narrano di disagi i quali, talora, si rivelano dei veri e propri “giochi di morte” come i chocking game.
Episodi realmente vissuti e testimoniati da Maria Cristina Savoldi Bellavitis durante il periodo di volontariato presso il reparto pediatrico del Fatebenefratelli, o raccontati da genitori confusi e disperati, ascoltati da Selene Calloni Williams, in relazione a uno studio di etno-antropologia e psicogenealogia.
Un libro che va letto dagli adolescenti, ma anche dagli adulti, per amare e comprendere l’eterno adolescente che ci portiamo dentro.
In uscita il 27 Marzo 2026
Sinossi
Una mattina come tante, la Contessa Maria Cristina Margherita Savoldi Bellavitis trova nella sua casella di posta una chiavetta USB. Non è il regalo atteso da un amico, ma una minaccia: qualcuno vuole la sua morte e ha assoldato un sicario. Quella che sembra la trama di un giallo diventa per Cristina – autrice e protagonista – un incubo reale che la costringe a guardarsi intorno con sospetto. Dark lady moderna, amante del lusso e delle sfide fuori dall’ordinario, dalla partecipazione a reality televisivi fino agli incontri con personaggi potenti e controversi, decide di indagare insieme a una giornalista e a un’amica sciamana per smascherare i responsabili delle minacce. Il suo passato è un mosaico di avventure e pericoli: spie russe, trafficanti di diamanti e di armi, imprenditori miliardari spietati, mafie del pesce nel Mediterraneo, persino il rampollo problematico di Gheddafi.
Fin dall’infanzia, dopo la morte del padre, ha dovuto affrontare la violenza psicologica di un nonno patriarca che imponeva alle donne del casato l’obbedienza e il silenzio. Da allora, il suo carattere ribelle l’ha spinta a sfidare i limiti della prudenza con sfrontata determinazione. Ma questa volta non è lei a scegliere il gioco. Riuscirà a scoprire chi la minaccia prima che passi all’azione? Io sono la Luna è un’autobiografia fuori dagli schemi, un thriller della vita reale: una caccia al colpevole che svela dall’interno i segreti, le ombre e i fasti dei salotti dell’élite internazionale.
Prologo
Voce A: quella la dobbiamo bloccare, è necessario per il bene della famiglia.
Pensaci tu, come siamo d’accordo.
Voce B: Hai detto che abita al sesto piano. Basterà farle trovare sull’uscio una
bella sorpresa.
Voce A: Partiamo dall’intimidazione: la registrazione di questa conversazione
su una chiavetta USB nella casella della posta. Si spaventerà. Vediamo se
capisce e smette di rovinare le nostre vite, altrimenti passiamo all’azione.
Dobbiamo difendere i nostri interessi.
Voce B: Ci sono telecamere all’ingresso della casa, ma per me questo non è
un problema. Poi un bel falò fuori dalla porta, dell’acido nelle piante…
Voce A: Potrebbe esserci bisogno delle maniere forti…
Voce B: quanto forti?
Voce A: Cominciamo dalla madre. È vecchia, non servirà molto per
spaventarla, basterà una telefonata. O una bella pedata in strada a quel
bastardo del suo cagnolino. Un barboncino toy, snob e viziato come lei. Ti
rendi conto, l’ha chiamato Putin. Lei deve capire quanto siamo vicini…
Voce B: Per questo no problem. Ma poi…
Voce A: Se poi continua sarà necessario arrivare fino in fondo. Per ora
teniamola sulla graticola. Lei deve sparire, smettere di procurarci problemi.
Se non lo capisce la blocchiamo definitivamente.
Voce B: Per sempre? La cosa si fa più complicata. Non si era parlato di far
fuori nessuno…
Voce A: Ne parlo adesso.
Voce B: Allora è un’altra musica. Un pugno di euro non bastano più. Il lavoro
si fa complicato. E poi di te non mi fido. Mi hai già fregato una volta con
quella tua aria da innocente.
Voce A: Il passato è passato. Per i soldi non c’è problema, nel caso sia
necessario sarai contento del compenso. Ti manderò un amico con una busta
bella pesante. O magari verrò io di persona. Non possiamo permetterci
sbagli, sai come la pensa la nostra famiglia.
Voce B: Sei sicuro che sia una buona idea far avere questo messaggio alla
contessa? Ma se va dalla polizia…Voce A: La prenderanno per mitomane. Da tempo grida “al lupo, al lupo”.
Penseranno sia la solita innocua faida di famiglia. Al massimo faranno una
chiacchierata coi fratelli, si odiano da una vita.
Voce B: Ti costerò molto, ma tu paghi, io eseguo.
Voce A: Per il bene della famiglia si fa questo e altro.
CAPITOLO PRIMO
IL CIGNO NERO HA BUSSATO ALLA MIA PORTA
Ci sono mattine in cui mi sveglio con il sorriso sulle labbra, leggera come chi
si affaccia alla finestra e non vede nuvole nere all’orizzonte. Non ci sono in
programma visite dal commercialista o dall’avvocato, non devo
accompagnare mia madre anziana all’appuntamento con il medico. E poi ho
appena concluso con successo un lavoro particolarmente impegnativo. In
altre parole sono in pace con me stessa e con il mondo che mi attende fuori
dall’uscio di casa e mi sfida a dare il mio meglio. E io sono pronta e ansiosa di
farlo. Non sono certo tra quelli che hanno come miglior amico il divano di
casa. A me piace mordere la vita. Sempre e comunque, qualsiasi cosa ci
riservi.
È così che mi sentivo fino a qualche minuto fa. Prima della sgradita sorpresa,
quando il cigno nero ha nuovamente bussato alla mia porta.
«Signora Cristina, nella casella della posta c’è un pacchetto per lei. Vuole che
glielo porti?», la voce del portiere al citofono mi ha reso ancora più felice.
Credevo di sapere di cosa si trattasse: una chiavetta USB sulla quale un
amico mi aveva promesso di incidere una compilation di canzoni di mio
gradimento.
Con entusiasmo l’ho subito infilata nel Mac. Non c’è modo migliore per
cominciare una giornata invernale: un bagno caldo con in sottofondo della
buona musica. È stata invece una vera doccia fredda. È così cominciato un
nuovo incubo, uno dei tanti della mia vita. Una minaccia di morte in piena
regola non è uno scherzo da ragazzi.
Ho alle spalle, come avrò modo di spiegare più avanti, un passato davvero
particolare. Per essere precisa e sincera anche con me stessa: non mi sono
mai tirata indietro, i guai me li sono andata a cercare proprio per il gusto
delle sfide, la voglia di competere con i numeri uno.
Non provo soddisfazione nel vincere facile. Preferisco il rischio alle pantofole
e ne accetto le conseguenze.
Mi conosco. All’inizio la botta da incassare è sempre forte, come per unpugile centrato in pieno da un montante. La chiavetta USB mi ha buttato al
tappeto. Ma so per esperienza che mi rialzerò. Mi devo però concedere un po’
di tempo per assorbire il colpo.
Ora vedo nero, non so nemmeno chi sia il mio nemico, non mi sono infilata di
mia volontà in questo pasticcio. Sono in balia dell’ignoto, non ho idea da che
parte possa arrivare il pericolo e nemmeno che cosa la Voce A voglia da me.
Non è facile rendere l’idea di come mi sento. Posso solo provarci.
La nebbia è fitta. Fa freddo e cammino senza sapere dove sto andando. Non
vedo nulla, sono avvolta dal bianco, isolata e sola, nemmeno un rumore a
farmi da guida, né mi è regalata una pur pallida luce verso la quale dirigermi.
Non posso aspettare che il gelo mi sconfigga nell’attesa che il sole si faccia
strada e mi conduca fuori dal questo niente minaccioso.
Ho imparato che non serve attendere che la salvezza arrivi soltanto perché è
giusto che così sia. Aver ragione non basta mai agli innocenti per non
diventare vittime e poi alle vittime per ottenere giustizia. La salvezza è una
conquista per la quale bisogna lottare. Sempre e per sempre. È il nostro
inevitabile destino da quando mettiamo il nostro sederino fuori dalla pancia
della mamma. È il prezzo da pagare per la libertà. Lo so fin da bambina.
Non mi rimane che andare avanti sperando di arrivare da qualche parte
senza inciampare in un tranello. Passo dopo passo, con prudenza e coraggio
devo farcela, devo sopravvivere a chi mi vuol male. Ma chi è, da quale angolo
del mio passato avventuroso arriva? Forse dal freddo? O forse è il calore del
deserto la minaccia che mi ha sedotto?
La verità è che non ho idea da chi e da dove sbucherà il pericolo che mi tocca
affrontare. Ho imparato che per difendersi si deve comunque camminare,
camminare e camminare per arrivare in un luogo familiare che si possa
riconoscere, la stazione di partenza per incominciare il viaggio. L’ignoranza
conduce alla disfatta. Lo diceva anche Confucio. La conoscenza è l’unica
forza su cui poter contare, ma bisogna mettersi in viaggio. Stare fermi non
aiuta. Io ho sempre pronti le mie sneakers, in certe occasioni non è elegante,
indossare i tacchi alti.
Se voglio uscire dalla nebbia e sconfiggere il mio nemico, devo innanzitutto
capire chi sia e di che cosa si tratti. Con un vissuto gratificante, ma pesante
alle spalle ci si deve rassegnare: la vita sarà sempre impegnativa.
Quando l’orizzonte chiama, ogni tappa è una sfida, bisogna esplorare l’ignoto
per uscire dal buio.
Io sono la Luna e la ricerca della luce è la mia missione. Il senso stesso della
mia esistenza. Penso di essere fortunata ad aver trovato il mio senso, ma il
viaggio è pieno di incognite e di pericoli.Sto navigando oltre le Colonne d’Ercole, ho lasciato il certo per l’incerto che
per me è alla base del progresso personale e dell’umanità.
Le certezze sono una gabbia dalla quale per me è un obbligo fuggire.
Mio padre soleva ripetermi: “Chicca non ti attaccare mai a niente. Oggi c’è,
domani potrebbe non esserci più”.
A lui successe proprio così. Se ne andò senza preavviso, ad appena 44 anni,
una giornata come le altre, bruciato vivo nella sua Ferrari blu notte al casello
dell’autostrada Como-Milano mentre stava tornando a casa da noi.
Un camion olandese aveva fatto un’inversione a U. L’auto di mio padre gli si
era infilata sotto e aveva subito preso fuoco. Poi c’era stata l’esplosione.
Se io fossi una persona negativa e arrendevole, così come tanti in famiglia mi
avrebbero voluta, riflettere su questo consiglio che mi aveva voluto regalare
mio padre poco prima di andarsene potrebbe rendermi molto triste e infelice.
Sconfitta.
In realtà mi ha sempre permesso di vivere la vita in leggerezza, anche nei
momenti più drammatici. Se niente è per sempre, nemmeno i drammi lo
sono.
Finché la partita non è chiusa si può sempre ribaltare l’esito di quella che
appare come una sconfitta. Mai darsi per vinte è il mio motto, non ammetto
deroghe. Si gioca fino in fondo.
Ho sempre cercato di accogliere con gioia ogni cambiamento. Sono una
specie di treno a cui di tanto in tanto piace deragliare per liberarsi dei binari,
una locomotiva orgogliosa di andare dove le pare. Mi faccio guidare soltanto
da chi mi fido: pochissime persone e alcuni libri per me importanti.
Il Libro Tibetano dei morti più di una volta mi ha aiutato a morire, non
letteralmente è ovvio. Grazie ai suoi insegnamenti sono riuscita a lasciarmi
alle spalle la mia più intima gabbia dorata, il lussuoso palazzo di proprietà
famigliare, ma mi tratteneva costantemente nella paura. Una specie di Hotel
California, uno splendido albergo dal quale però, come cantavano gli Eagles,
non ti lasceranno mai uscire.
La famiglia quando funziona è un’isola sulla quale puoi sempre approdare, se
non funziona è il mare in tempesta. Un incubo notturno che non se ne va la
mattina.
Ho speso troppo tempo ed energie per abbandonarla, ma è stato bello morire
per rinascere più leggera, libera dalle catene di un retaggio nobiliare che
vuole le donne sottomesse agli uomini. Libera da un nonno e dai fratelli chevolevano farmi a pezzi solo perché mi ribellavo alla loro volontà. Mi volevano
schiava e non ribelle. Il nonno è morto da qualche anno e i miei fratelli ora li
ignoro semplicemente. Mi sembrano persino buffi quando si agitano per
darmi fastidio e si accorgono della mia indifferenza. Io ho vinto, con l’aiuto
del libro tibetano, la mia battaglia contro il patriarcato e chi mi voleva donna
inutile e senza valore.
Mi hanno odiata abbastanza, ma per mia fortuna ora vivo altrove, lontana
dalla infantile, ma opprimente area di influenza dei miei fratelli e dalle beghe
del mio casato.
Le famiglie sono spesso all’origine di tutti i guai della Terra. Molte, anche tra
quelle cosiddette normali, all’apparenza perbene come la mia, hanno i loro
scheletri nell’armadio che sono alla base delle nostre fragilità.
Ho imparato a guardare in faccia le mie paure, per quanto terrificanti
possano essere. D’altro canto, cosa si può immaginare di peggio di uno
stupro subito da adolescente? Non è stato un gioco da ragazzi lasciarselo alle
spalle. Ho impiegato decenni soltanto per riconoscere che mi fosse successo
realmente. Il nonno, per il quale io ero una svergognata che disonorava la
famiglia, aveva fatto di tutto per convincermi che mi ero inventata tutto,
soltanto per attirare l’attenzione. Così avevo rimosso la violenza che però mi
disturbava le notti e di giorno sfregiava quelle che io considero le mie doti:
l’irrequietezza, il coraggio e la curiosità.
Questa volta non voglio perdere tempo, voglio affrontare subito la verità,
sapere chi si cela dietro la Voce A. Devo partire subito per questo viaggio
quasi dantesco.
Per me si va ne la città dolente,
per me si va ne l’etterno dolore,
per me si va tra la perduta gente.
Mettiamo subito in chiaro una cosa. Non ha torto chi mi dice che io i guai me
li cerco. A furia di assecondare il mio bisogno vitale di uscire dai binari della
normalità, mi sono avvicinata a molte persone che potrebbero trovare posto
nell’inferno di Dante: discussi leader mondiali, spie russe e faccendieri,
uomini di potere con numerosi scheletri negli armadi, principi arabi e magnati
africani, trafficanti di armi e diamanti, mafiosi. Ho conosciuto tante persone
perbene, che qualche motivo, si muovono comunque in campi minati.
Per risolvere il mistero della chiavetta e capire da chi arriva la minaccia, fosse
anche semplicemente un’intimidazione o un odioso scherzo, non posso
escludere nessuno dalla lista dei sospettati. Spie russe, faccendieri
internazionali, mafiosi, trafficanti, leader politici o imprenditori. E nemmeno
qualcuno che mi vuole bene, magari un principe del deserto, ma chepotrebbe a sua volta essere sotto minaccia.
Lasciate ogne speranza, voi ch’intrate. Cristina, chiunque voi siate, non vi
darà tregua.
Conosco però le mie fragilità, sarebbe rischioso ignorarle: l’incoscienza e la
leggerezza con le quali affronto la vita, l’eccessiva cura alla mia immagine
che mi fa apparire antipatica e distaccata a molti, a chi non mi avvicina
abbastanza per capire che è uno dei demoni dal quale ancora non riesco a
liberarmi. Perlomeno così mi dice la mia amica Mahina, riconosciuta
internazionalmente come esperta di sciamanesimo e da alcuni sciamani
come collega.
Lei me lo dice spesso. È un inferno perseguire la perfezione anche sapendo
che non si potrà raggiungere mai e che impedisce di godere dei privilegi che
la vita ha concesso. Non mi perdona niente. E nemmeno io lo facevo prima
delle rivelazioni del libro. Ora basta.
A ben pensarci, di che cosa mi devo perdonare? La mia vita non è stata tutta
rosa e fiori, come molti possono pensare. Ho la brutta abitudine di
dissimulare il dolore e le difficoltà che sto attraversando. Sorrido e uso
l’ironia anche quando sto piangendo dentro. È soltanto il mio modo di reagire
e non mi importa se per questo posso passare per superficiale, anaffettiva
oltre che una privilegiata snob che si lamenta senza averne alcun motivo, per
altro atteggiamento tipico dell’élite. Ma io come ho detto corro sempre fuori
dai binari.
Non posso negare di aver sempre goduto dei privilegi derivati dalla posizione
sociale della mia famiglia. Ma ho pagato caro il lusso nel quale sono
cresciuta. Alcune vicende mi hanno segnato profondamente. Sono le mie
fragilità da sempre. Da certe cicatrici non si guarisce mai, finché non le si
mettono a fuoco si rimane in loro balia. Se ti sei scottato hai paura anche del
Sole. Per dirla come gli arabi, se ti ha morso un serpente hai paura di ogni
bastone che incontri sui tuoi passi.
Mia madre, una donna algida e poco incline alle carezze, oppressa dal
retaggio imposto dai casati nobiliari alle donne, soprammobili di famiglia più
che persone, mi ha trasmesso una pesante eredità: l’iniziale convinzione di
essere utile solo a procreare e rendere la casa il luogo ideale per il consorte.
Io purtroppo non ho avuto dei figli e per le pulizie domestiche preferisco
pagare chi li fa al posto mio.
Dal momento che l’ho sempre vista incapace di godere dei piaceri che la vita
le riservava, mi sono detta: “Cristina, tu sarai diversa e la tua voce
pronuncerà ciò che lei non ha mai osato dire: no, adesso basta”.
Voglio essere il suo riscatto, di donna e di madre.Mi sono sempre ribellata al conformismo che mi voleva inchinata ai maschi di
casa. Dopo la morte di mio padre, che invece mi sognava libera e felice di
realizzarmi, mio nonno e i miei fratelli mi trattavano da essere inferiore, non
ero Cristina, ma Cretina, hanno cercato di domarmi come fossi il cagnolino di
casa disubbidiente. Non ho mai accettato di riportare la palla scodinzolando.
Ho sempre seguito il mio daimon, quel demone benevolo, quel genio interiore
la cui voce, se ascoltata, spinge a seguire la propria creatività, il proprio
talento, ad accogliere le sfide e i cambiamenti.
Se spesso mi sono trovata nei guai, anzi se mi sono ficcata nei guai, se mi
hanno attratto personalità forti, ma ambigue, la ragione risiede
probabilmente nella volontà di ribaltare la sorte, sottomettere gli uomini,
soprattutto se potenti e pericolosi.
In altre parole: mi piace giocare con il fuoco. Sono consapevole che il rischio
è rimanere bruciate.
Vorrei credere che la chiavetta sia soltanto uno scherzo di cattivo gusto, ma
è rischioso sottovalutare il pericolo. Meglio pensare il peggio che crogiolarsi
nell’illusione.
Devo però ammettere che al momento sono troppo confusa per riuscire a
capire da sola. Il mio orgoglio mi spingerebbe a pensare che anche questa
volta posso farcela con le mie forze. L’esperienza mi ha insegnato che si ha
bisogno degli altri quando si parte per la guerra. In certi casi, nessuno può
vincere senza alleati fidati. I tempi bizzarri, per non dire paurosi, in cui sta
vivendo il mondo intero, lo provano al di là di ogni ragionevole dubbio. Nelle
battaglie per la sopravvivenza si devono trovare amici su cui poter contare.
Io so già di chi possono fidarmi: due donne che, come me, sono uscite dai
binari. In fondo anche Dante ha avuto bisogno di Virgilio e Beatrice per
ritrovare navigare nel regno degli inferi e trovare poi il suo Paradiso.
Forse non è un caso che i loro nomi stessi richiamino alla luce. La prima è
proprio Mahina, di cui ho già accennato. Il suo nome in hawaiano significa
proprio Luna. Lei è stata concepita in una delle isole dell’arcipelago.
La seconda è Lucia, un’amica giornalista investigativa nonché inviata di
guerra. Ognuna delle due ha fatto scelte fuori dagli schemi, anche se i loro
binari sono diversi dai miei.
Mi è più facile fidarmi delle donne, perlomeno quelle che non entrano in
competizione con le altre per conquistare un apprezzamento del mondo
maschile.
Tuttavia non mi affiderò completamente a loro. Ho imparato per esperienza
che è un errore farlo. Devo fare la mia parte. Una guida accompagna verso la
salvezza, ma bisogna metterci del proprio, bisogna poi sapersi emancipare,essere capaci di tornare autonomi quando si è imparata la lezione e superato
l’ostacolo. Al mio fianco, come oramai da tempo, c’è anche Carlo, non un
amico, ma l’Amico. Per un certo periodo siamo stati insieme. Ora oserei dire
che siamo andati oltre: ci vogliamo bene e questo è quanto basta a tutti e
due.
Respirare, rinunciare, rinascere, reagire, resistere, ricominciare. Così insegna
il libro tibetano dei morti, il Bardo Thodol e così farò, per proseguire nel mio
cammino lunare. Ogni mio bagliore mi è costato una corsa. Ero e sono Luna,
e per farmi notare in mezzo al firmamento, ho dovuto sempre inseguire un
Sole.
.
Respirare, lasciare da parte i pensieri, accogliere il vuoto dentro di noi.
Rinunciare al proprio essere immutabile, accogliere allo stesso modo le
gemme e i veleni, la gioia e le tristezze, l’estasi dei successi e la miseria della
depressione. Morire per rinascere diversi, una, dieci cento volte. Reagire
positivamente al passaggio da una vita all’altra. Risvegliarsi capaci di
resistere a nuove seduzioni, inganni e minacce. Ricominciare tutte le volte
che sarà necessario.
Morire e rinascere bambini capaci di godere di ogni piacere al cento per
cento, senza desiderare altro. La chiamerei la filosofia del cono gelato.
Questa mattina è bastata però una chiavetta USB a sconvolgermi e togliermi
il prezioso respiro. Ma dopo gli insegnamenti del libro tibetano e di mio padre
“Cristina, tutto passa”, so che ne verrò fuori. Non sono più la Cristina fragile e
vittima della mia famiglia, del mio retaggio, e dei segreti interiori. Non sono
ancora guarita del tutto e ho molte cicatrici, ma di ognuna di esse ne vado
orgogliosa, guardarle mi rende più forte.
Quando ho chiesto a Mahina e Lucia il loro aiuto, mi sono impegnata a
rispettare alcune regole:
mi metterò a nudo davanti a loro;
racconterò anche i dettagli e gli incontri che mi sembrano inutili ai fini della
storia;
mi confiderò con sincerità senza nascondere nulla e sforzandomi di svelare
con il loro aiuto anche quelle parti di me stessa che mi sono più oscure.
In altre parole le mie due guide mi hanno fatto firmare una specie di
dichiarazione di complicità nella vicenda della chiavetta USB.
Chi è cagione del suo mal, pianga se stesso.Canto XXIX dell’Inferno dantesco e anche di quello di Cristina.
Confesso che all’inizio mi sono sentita offesa. Una vittima è una vittima e
basta. Non le si può fare il processo. Sarebbe come giustificare lo stupratore
perché la ragazza indossava la minigonna. Non posso e non voglio rinnegare
le mie scelte di vita.
«Nessuno ti chiede di farlo» mi hanno risposto all’unisono le mie amiche. «Ma
niente nasce dal nulla. C’è un ieri in ogni oggi. Solo da lì si può cominciare.
Gettare un occhio al tuo passato è necessario perché lì si nasconde il nemico
con il quale sei entrata in contatto. Tutto qui, in fondo per tua stessa
ammissione sei una Luna in continua ricerca della luce, ma che
inspiegabilmente ne fugge quando arriva la mattina. Si illumina di notte ma
scompare e va altrove quando fa giorno».
Mi succede davvero di fuggire della felicità, forse proprio perché ho paura di
perderla. Mi aspetto che qualcuno prima o poi me la porti via, così è sempre
successo nel mio passato.
Interviste e articoli
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Passione
“Fino a due anni fa non sapevo nemmeno cosa fosse e poi, galeotta una presentazione del mio ultimo libro su Padova, mi sono ritrovata sul palco del TEDx di Jesolo, a parlare di passione.
Le emozioni mentre si interagisce con un pubblico così vasto ed eterogeneo sono uniche e meravigliose, così come importante la responsabilità di comunicare, generando empatia e lasciando qualcosa di bello e tangibile, alla fine dei 15 minuti di monologo.
Ho cercato di raccontare nel modo più semplice e diretto, come se parlassi ad un vecchio amico e cercando di essere me stessa al cento per cento, come mi è sempre piaciuto esserlo nella vita di tutti i giorni.
Se sceglierete di ascoltarmi….vi prometto che non vi annoierò. “

Il futuro emozionale
Normalmente chi subisce violenze in età minore, come è successo a me, ne resta spezzato per sempre. La sua vita va in frantumi che si disperdono lungo il cammino della sua vita ma io, dopo anni di fuga a girovagare per il mondo, riempendo la mia vita di avventure e lavori fuori dal comune, sono riuscita a rimettere insieme quei pezzi, affrontare ed accettando “l’accadimento”, come l’avevo denominato io.



